Trieste Investment Forum Sessioni #TIF2022

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Panel 1 – The War in Ukraine and the New Geopolitical Scenarios in Eastern Europe Pace e democrazia non vanno mai date per scontate, anche quando pensiamo di aver imparato dai nostri errori. Questo uno dei messaggi al centro della prima sessione, focalizzata sull’analisi dei nuovi scenari geopolitici dell’Est Europa in seguito all’invasione russa in Ucraina. Nel breve termine, è necessaria la promozione di organizzazioni regionali che possano contribuire alla ricostruzione dell’Ucraina, che, nel lungo termine, trarrebbe ulteriore vantaggio dalla valorizzazione del settore agroalimentare, di quello metallurgico, della tecnologia dell’informazione e del capitale umano. Sempre nel lungo termine, la ricostruzione potrebbe venir supportata anche da emissioni di titoli ESG, data la recente crescita di domanda da parte degli investitori in questo settore. Seppur meno coinvolte, anche le regioni dell’Asia e del Pacifico hanno risentito delle conseguenze della guerra: in primis, tutti i paesi importatori di cibo e di energia, due dei settori che hanno più sofferto le conseguenze dell’invasione, fortemente caratterizzati da una crescita dei prezzi. Ma l’impatto negativo dell’aggressione è stato diffuso anche da altri due canali di trasmissione: la limitazione del commercio internazionale e della mobilità individuale e la minor quantità di trasferimenti di fondi verso la Russia, a causa dalle sanzioni imposte a quest’ultima dall’Unione europea. In ogni caso, la discussione generale ha sottolinea l’importanza di mantenere sempre e comunque una porta aperta al dialogo con la Russia, per evitare di ripetere errori già commessi in passato.

info session1 (1)Panel 2 – The Implications of the War for Euro-Mediterranean and Euro-African Financial Cooperation and Development

A seguito dello scoppio della guerra, l’intensificarsi della crisi a livello globale ha portato alla necessità di migliorare ed approfondire la cooperazione finanziaria ed economica tra la Ue, i paesi dell’Euro-Mediterraneo e dell’Africa, a causa delle forti ripercussioni economiche, sociali e finanziarie che questa crisi sta avendo sul loro sviluppo. Si prospetta dunque la necessità di una collaborazione rafforzata tra Ue e paesi del nord Africa, ad iniziare dal settore energetico. La discussione ha anche lanciato la proposta – condivisa da FeBAF – di creare un fondo pan-europeo per la ricostruzione post-Covid e post-conflitto, sulla falsariga del programma “Next Generation EU” (NGEU), che possa contribuire a mettere insieme le ingenti risorse richieste per gli investimenti per la doppia transizione digitale e “verde”. Durante la sessione, esperti e speaker hanno posto l’accento sull’importanza degli investimenti in energie rinnovabili, sul rafforzamento delle partnership pubblico-private e sullo sviluppo finanziario come chiave di volta per avvicinare i mercati pan-europei ed euro-mediterranei. Un processo di avvicinamento a cui l’Italia dovrebbe e potrebbe contribuire in maniera più incisiva, laddove rappresenta – anche geograficamente – un corridoio naturale tra la sponda nord e sud del Mediterraneo.

session 3aPanel 3 – The Financing of Investment Technology and Sustainable Development: Role of Banks, Institutional Investors and Capital Markets

Mobilizzare le risorse del settore finanziario privato per sfruttare al massimo il potenziale del programma europeo “Next Generation EU” (NGEU), e incentivare i processi di innovazione tecnologica per favorire sia la transizione ecologica e digitale – soprattutto per le PMI – che le riforme strutturali. Questi due fattori da soli aiuterebbero a migliorare la produttività, la crescita della domanda a lungo termine e dunque l’accelerazione complessiva della crescita, sia nei paesi della Ue che dell’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa) e dei paesi africani. La condizione essenziale è che i processi decisionali sottostanti siano maggiormente armonizzati ed integrati tra le varie giurisdizioni della sponda nord e sud del Mediterraneo, al fine di creare un “level-playing field” regolamentare in tutti i paesi. Questa la ricetta avanzata dagli esperti e speaker intervenuti durante la terza sessione dedicata al ruolo delle banche, degli investitori istituzionali e dei mercati dei capitali. Tra i punti in discussione la necessità di puntare ad un’Unione dei mercati dei capitali allargata che abbracci sia i paesi della Ue che quelli della sponda sud del Mediterraneo, al fine di coprire l’enorme “gap” di finanziamento esistente, favorire maggiori investimenti da parte degli investitori istituzionali e migliorare l’utilizzo di strumenti come il private equity e il venture capital.

sessione 3 #TIF2022 (3)Panel 4 – Protection Gaps in the New Risk Scenarios: The Role of Private Players, Insurance, and Research 

A livello internazionale, un effetto collaterale dell’invasione russa è stato l’aver ridotto lo spazio politico nei fora multilaterali per il dialogo, ove si paventa un ritorno ad un mondo diviso in blocchi geopolitici in stile Guerra Fredda. Di conseguenza, il settore privato è chiamato a giocare un ruolo chiave per trovare soluzioni innovative ed arginare i nuovi problemi di carattere geopolitico. Nuove opportunità imprenditoriali potrebbero rappresentare la chiave di volta per creare condizioni economiche solide attente ai temi della digitalizzazione e della transizione verde ed è a questi obiettivi che mira il programma YDEAS ideato dall’OSCE. Questi alcuni dei temi sollevati dagli speaker del quarto panel dedicato al ruolo del settore privato, delle assicurazioni e della ricerca all’interno del “Trieste Investment Forum” tenutosi il 23 giugno online. Nel panel si è discusso anche del ruolo di prim’ordine che il settore assicurativo è chiamato a giocare sia nelle economie avanzate che in quelle in via di sviluppo della regione Pan-europea ed Euro-Mediterranea. Un recente studio condotto dall’ufficio delle Nazioni Unite per le riduzioni di rischi catastrofali (UNSDR) ha identificato che le calamità naturali impattano negativamente sul PIL dei paesi, arrivando a toccare una variazione di un punto percentuale per quelli in via di sviluppo. Molti dei paesi in questione risultano essere particolarmente “sotto assicurati”. Tra questi anche l’Italiache risulta essere l’unica grande economia europea a non avere strumenti normativi e sistematici a fronte dei crescenti rischi catastrofali naturali come terremoti o alluvioni, nonostante sia particolarmente esposta a questo tipo di rischio. Dal profilo assicurativo, la risposta a questi problemi potrebbe prevedere una partecipazione di enti nazionali ed internazionali, ma anche pubblici e privati. La sessione è stata moderata da Paola Albitro, responsabile dell’Ufficio delle Nazioni Unite per le riduzioni di rischi di catastrofi e ha visto la partecipazione di Majlinda Bregu, Segretario Generale del Regional Cooperation Council (RCC), dell’Ambasciatore all’OSCE, Igli Hasani, e di Michele Morganti, responsabile ricerca e asset management di Generali Investment.

sessione 5 #TIF2022 (4)Panel 5 – The Future of Pan-European and Euro-Mediterranean Financial Cooperation in the Post-War Reconstruction and Recovery and Beyond?

Una maggiore integrazione regionale, soprattutto a livello finanziario, è necessaria per la stabilità e la prosperità dell’intera regione pan-europea ed euro-mediterranea. E’ quanto è emerso dalla sessione finale del Trieste Investment Forum, in cui gli speakers hanno approfondito quali potenziali opportunità possano derivare da una maggiore cooperazione finanziaria pan-europea, in particolare nel futuro scenario di ricostruzione e ripresa economica. L’invasione russa dell’Ucraina non solo ha spostato verso il “confine orientale” l’attenzione del pubblico europeo, ma ha anche fatto luce sulle implicazioni dell’alto livello di interdipendenza che esiste tra le regioni dell’Europa orientale, del Mediterraneo e dell’Unione Europea. Tra queste, l’elevato tasso di dipendenza dalle esportazioni energetiche russe e una forte dipendenza dalle esportazioni alimentari di Russia e Ucraina verso soprattutto l’area euro-mediterranea e subsahariana. Una maggiore cooperazione non solo è auspicabile, ma diventa necessaria per la UE così da affermarsi tra gli attori principali dello scenario globale. Per compiersi, il progetto di integrazione finanziaria regionale avanzato dal Forum di Trieste non deve sottovalutare le differenze che ancora esistono nell’ampia e variegata regione, ma deve trovare una nuova formula basata su interessi ed obiettivi comuni in modo da superare le sfide legate ad energia, infrastrutture, sostenibilità, sicurezza sociale ed alimentare. I relatori hanno infine sottolineato l’importanza di un nuovo quadro istituzionale UE che supporti una più profonda integrazione sia a livello regionale che europeo.